Storia Archeologica

Le tradizioni locali, gli studi storici e le varie ricerche sul terreno documentano un ricco complesso di notizie, dal quale risulta evidente che l’odierno Comune di Rotondella si è sviluppato nel tempo secondo scelte precise, motivate dalla felice  posizione dell’altura e dei terreni sottostanti dislocati in prossimità del tratto terminale del Fiume Sinni e della linea di costa.

I ritrovamenti archeologici attestano che tutto il territorio fin dall’antichità è stato interessato da una notevole frequentazione umana ed abitato per lo meno dalla Media Età del Bronzo (1500 a.C. ca.).

Ecco l’elenco dei siti più significativi:

  • In località Pantanello, sul ciglio del fosso omonimo presso la Masseria Dota è stata investigata una vasta area, nella quale sono presenti numerosissimi resti di cocciame antico, in special modo frammenti di laterizi. L’area si divide in due zone distinte, che potrebbero essere identificate come un insediamento abitativo con evidenti tracce di un incendio e la relativa necropoli.
  • II zona Stravisata a Pantanello il terreno continua a restituire molti altri reperti, costituiti per  la maggior parte da materiale laterizio ed architettonico.
  • Tutto il territorio della Masseria Cospito a Pantanello è cosparso da una grande quantità di mura e cocciame, sia ceramico che laterizio. Forse zona di necropoli presso l’area urbana di Siri, comprende molte murature e resti di epoca romana.
  • Nel Fosso Carpati sotto Cospito sono state ritrovate lastre e blocchi di pietra ancora in opera.
  • Nel Fosso Carpati sopra Cospito si rinvengono frammenti di cocciame  e laterizi.
  • Nella Masseria S.Pietro a Trisaia, sul Piano di S. Pietro frequenti rinvenimenti di tombe e frammenti di vario genere attestano la sicura presenza di una necropoli.
  • Sul ciglio verso il mare del Piano S. Pietro a Trisaia, così denominata in ricordo di un’antica cappella posta a protezione dei viandanti, oggi non restano tracce dei ruderi in opera reticolata e dell’antica costruzione bizantina che probabilmente rappresentavano la continuazione dell’antica stazione di Semnum, ricordata dalla Tabula Peutingeriana a quattro miglia da Eraclea, cioè a sei chilometri da Policoro.
  • Il pianoro del Piano del Forno a Trisaia era anticamente occupato da una serie di grandi silos scavati nel terreno per la conservazione dei cereali, chiamati dagli abitanti del posto “Fosse dei Pagani”.
  • Sul pianoro del Molino della Granata nellaTrisaia Inferire si estendeva un grosso villaggio apparentemente diviso in due nuclei ed appartenenti alla ditta rete di villaggi età greca sulle sponde di Siri, come testimoniano dai reperti di varia provenienza commerciale.
  • Nella zona a sinistra del Fosso della Torre vi è un area che presenta cocciame dei età ellenistica.
  • Gli studi più antichi documentano la passata esistenza di tracce sicure di antichità nella Masseria di Matteo.
  • Nel territorio della Masseria La Battaglia a Trisaia un villaggio di età ellenistica sorgeva lungo l’allineamento dell’antico Tratturo Preistorico.
  • Su di una piccolissima lingua di terra appartenente al secondo rialzo delle colline sul mare, ma da queste isolata dalle acque su tutti i lati, fino al 1913 si elevava il rudere di una tore antica che ha dato il nome alla località  La Torre a Trisaia.
  • Presso la Masseria Agreste a Trisaia parte del ciglio sul mare è cosparso di cocciame antico.
  • Una necropoli con tombe a fossa sorgeva in località Masseria Iannuzzi a Trisaia.
  • Numerose grotte ricche di nicchie irregolari sono scavate nei banchi marnosi  delle colline di fronte al mare nella zona da loro denominata Le Grotte sopra Pantanello.
  • Presso il Canale Ruggero a Trisaia sono visibili i resti di un’antica fattoria ed alcune grotte che gli abitanti del posto dicono anticamente  abitata dai Pagani.
  • L’area a occidente della Masseria Marano a Trisaia era occupata da un grande villaggio di età ellenistica e romana, i resti del cui cocciame sono sparsi per un’ area di 50.000 mq.
  • Il Pianoro di S. Laura deriva il nome del vecchio Casale di S. Laura con incorporata una cappella: nel Seicento costituiva il magazzino d’imbarco delle merci che, a servizio di Rotondella, venivano trasportate sul Fiume Sinni.
  • In passato sono state rinvenute numerose tombe anche sul Pianoro di Sollazzo, in direzione del fiume: notevoli, ad esempio alcune forme vascolari dell’Età del Bronzo (XIV sec. a.C.) conservata presso il Museo Nazionale della Siritide a Policoro