Curiosità Storiche

La struttura urbanistica di Rotondella rende questo paese unico nello scenario abitativo dell’ area: intanto perché le case sono disposte concentricamente su due cime di un unico colle (dalla forma arrotondata) e poi anche perché le strade sono state realizzate “a spirale”, quasi a guardare verso l’interno del centro abitato. La logica di quest’impianto urbanistico che si è sviluppato nel 1500, intorno al Palazzo baronale e alla Torre, ( per decisione di Ferrante Sanseverino, dei Principi di Salerno, che volle ripopolare questo territorio rimasto pressoché disabitato in età aragonese) risponde alla necessità di “abbattere” la forza dei venti che “frustano” il paese (da tutti e quattro i punti cardinali) per la sua particolarità collocazione geografica: abbastanza in alto, a 576 m s.l.m., quasi a guardia del Mare Ionio ( da cuivennero – tra storia e mito – gli attacchi dei Saraceni) e della pianura sottostante (che da sempre ha rappresentato una buona fonte di ricchezza economica del paese).

Rotondella dispone, inoltre, di delicati “arredi urbanistici” come ad esempio: alcune ringhiere di balcone (finemente lavorate in ferro battuto) e di più di un antico portale con decoro in pietra, in alcuni casi raffigurante un “mascherone”” che evoca antiche forze apotropaiche e mali da combattere. Si tratta di manufatti artigianali che sono autentici segni di un’economia che in passato è stata sicuramente florida e che rappresentano, altresì, delle vivide testimonianze di un fiorente artigianato locale disposto in uguale misura: sia alla lavorazione del ferro (tanto da coprire quasi interamente la richiesta locale) e sia alla trasformazione del legno (che già dalla fine del ‘700 si ritirava dai boschi di Francavilla sul Sinni e di Carbone per essere poi lavorato in paese).
Dalla Statistica Murattiana del Regno di Napoli si evince, inoltre, che  a Rotondella era fiorente la manifattura del cotone: chiamata “vammascia” in termine dialettale. Quello che era prodotto nel territorio locale era, per la verità, di mediocre qualità. Stando allo stesso rapporto socioeconomico della fine dell’Ottocento, solo le donne erano addette a questo genere di lavorazione, con paghe che non erano delle migliori. Per la tipica colorazione bianca dei tessuti si utilizzavano prodotti naturali come il “liscivio” di cenere, lo sterco vaccino e la calce. Fu grazie a questo genere di commercio che Rotondella subì, tra la fine del ‘600 e gli inizi del ‘700, un portentoso fenomeno di inurbamento per il trasferimento in paesi di molti abitanti provenienti dalla Calabria (da Canne, Nocara, Rocca Imperiale e Noja) e da numerosi centri del salernitano.  La caduta di mercato di queste produzioni tessili si ebbe nel momento in cui il consumatore incominciò a richiedere  manifatture sempre più raffinate e meno grezze. In quel momento un territorio come quello di Rotondella sostanzialmente incline alla coltura del cotone pagò il prezzo dell’impreparazione e dell’inadeguatezza commerciale di stare al passo alle sempre maggiori richieste che venivano dal compatto manifatturiero. Fu così che scomparvero a Rotondellale tessitrici di cotone.
da "Le Terre del Silenzio"